CENTRO STUDI ETTORE LUCCINI

Ettore Luccini

1910–1978 · INSEGNANTE, INTELLETTUALE, ANIMATORE CULTURALE

Una vita tra scuola, impegno civile e cultura

Ettore Luccini nasce a Genova il 21 giugno 1910, da padre bellunese e madre veneziana. La sua vicenda si sviluppa soprattutto tra Padova e Treviso, intrecciando insegnamento, riflessione filosofica, impegno politico e relazioni con artisti e scrittori. La cultura, nella sua esperienza, è un’occasione di incontro e di crescita personale e collettiva.

A Padova è assistente di Filosofia del diritto. Negli anni Trenta partecipa all’esperienza del giornale universitario Il Bò, accanto a Eugenio Curiel: un ambiente nel quale il confronto intellettuale contribuisce a mettere in discussione la cultura del regime. Il suo percorso politico, maturato attraverso interessi filosofici e religiosi e il progressivo distacco dal fascismo, lo conduce nel 1942 al Partito comunista.

Nel 1938 ottiene la cattedra al liceo Canova di Treviso, dove insegna sino al 1954. Vive in quella città gli anni della guerra e della Resistenza e partecipa alla vita culturale della ricostruzione. L’insegnamento della filosofia e della storia rimane il centro della sua attività: al rapporto con i giovani dedica energie e attenzione, insieme alla ricerca di occasioni di discussione fuori dall’aula.

A Treviso anima il circolo Italia-URSS, luogo di incontri, dibattiti ed esposizioni. Tra le sue relazioni culturali figurano Giovanni Comisso, Andrea Zanzotto e artisti come Juti Ravenna e Carlo Conte. Dal 1955 insegna a Padova, prima all’istituto magistrale Duca d’Aosta e poi al liceo Tito Livio, proseguendo l’attività scolastica fino al 1978.

La militanza nel PCI padovano

L’adesione al Partito comunista, nel 1942, accompagna l’impegno di Luccini negli anni della guerra e prosegue nel dopoguerra. Nel PCI padovano la sua attività non si limita alla partecipazione culturale: entra nel lavoro degli organismi provinciali. All’VIII congresso provinciale, svoltosi dal 18 al 21 marzo 1953, è tra gli intellettuali coinvolti nell’ampliamento del gruppo dirigente promosso da Franco Busetto, insieme a nuovi quadri operai, contadini e tecnici.

Come responsabile culturale della federazione, Luccini lavora per mettere in relazione il partito con artisti, studiosi e intellettuali, anche non comunisti. Il Pozzetto nasce dentro questa ricerca di confronto e di apertura. Le discussioni del 1957 nel comitato federale, al termine delle quali lascia l’incarico culturale, mostrano quanto l’autonomia della sua iniziativa fosse un terreno di tensione. La sua esperienza è significativa per comprendere il rapporto fra militanza politica e libertà della ricerca culturale nel PCI padovano.

Il Circolo del Pozzetto

Il 20 ottobre 1956 apre a Padova il Circolo del Pozzetto, promosso dalla federazione del PCI con il sostegno del segretario Franco Busetto e affidato all’iniziativa di Luccini. Il nome deriva dall’antica denominazione di via Nazario Sauro, sede iniziale del circolo. L’inaugurazione ospita una mostra di Tono Zancanaro, al quale Luccini è legato da una lunga amicizia.

Il Pozzetto propone incontri su arte, letteratura, musica, cinema e scienza, affiancati da esposizioni. Luccini cerca il dialogo tra intellettuali comunisti e indipendenti e favorisce il confronto con esperienze internazionali. Il trasferimento in via Emanuele Filiberto offre spazi più adatti alle conferenze e ai dibattiti, condivisi con l’Università Popolare.

L’autonomia dell’iniziativa incontra però resistenze all’interno del partito padovano. Nel 1957 emergono critiche all’impostazione del circolo; nel dicembre 1958 Luccini si dimette. L’esperienza si conclude nel 1960. Pur breve, resta significativa per l’intreccio tra impegno politico, apertura culturale e sperimentazione artistica.

Un’eredità da conservare e condividere

Luccini muore il 1° giugno 1978. Sposato con la pianista Vera Fadò, aveva raccolto libri e opere d’arte attraverso una vita di studio e amicizie. Dopo la morte della moglie, la raccolta artistica viene donata ai musei civici di Treviso con la collaborazione del Centro Studi; una mostra al Museo Bailo, tra il 1997 e il 1998, ne presenta il patrimonio.

Il Centro nato nel 1985 porta il suo nome e ne conserva il fondo librario, composto da 2.405 volumi. La dedica riconosce una figura che ha unito l’insegnamento alla promozione culturale e all’impegno civile. La sua biblioteca rende questa eredità disponibile a nuove generazioni di lettori e ricercatori.

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