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dal 12.I.2006

ultimo aggiornamento
6 marzo 2006



oggi è









versi per
Nadia Anjuman
poetessa afgana






Queste pagine - che il Centro Studi Ettore Luccini di Padova ospita, condividendone l'ispirazione - sono state pensate da Cristina Contilli e Ines Scarparolo mentre lavoravano ad una raccolta di versi in memoria di Nadia Anjuman, uscita proprio in questi giorni, quasi alla vigilia dell'8 marzo 2006. Ecco, la lettura di queste poesie è un modo non oleografico di accostarsi alla data-simbolo dell'universo femminile.

Nonostante l'intervenuta pubbicazione della silloge poetica, non cancelleremo tuttavia queste pagine, che lasceremo on line: a ricordo sia dell'infelice poetessa afgana, massacrata a botte il 4 novembre 2005 dal marito "offeso" dalla pubblica declamazione che ella faceva dei suoi versi, sia del riscatto del suo popolo nella difficile democratizzazione che lo attende.

In queste pagine compaiono - accanto a versi della stessa Anjuman, e ad un suo breve profilo - alcuni dei contributi poetici che numerose poetesse italiane hanno voluto dedicare in Elegia per Nadia Anjuman alla sfortunata ragazza afgana.

Destino infelice quello di questa giovane, che aveva probabilmente accolto come una liberazione l'arrivo dei militari occidentali che abbatterono il regime talebano. Infelice perché la "normalizzazione" seguita alla cacciata degli integralisti religiosi non comportò quella democratizzazione ritenuta in occidente naturale esito dell'intervento militare. Sì, una qualche forma democratica (la Costituzione, libere elezioni, un Parlamento ed un governo che hanno visto per la prima volta delle donne assumere posizioni di responsabilità) si è sviluppata, ma in un contesto nel quale il potere centrale - pur supportato dalle forze armate occidentali - non riesce a controllare che porzioni ridotte del paese. E nel quale hanno riacquisito potere gli antichi "signori della guerra", solo temporaneamente sconfitti dall'occupazione sovietica prima, e dal regime talebano poi.

A ciò va aggiunto il persistere di quell'odioso dominio dell'uomo sulla donna che neanche il duro "protettorato" sovietico era riuscito a sconfiggere.

Nadia è stata una vittima di quel dominio ancestrale e tribale. Vittima due volte: la prima perché donna, e quindi un essere reputato inferiore; la seconda perché ha ritenuto, una volta abbattuti i Talebani, di poter fare liberamente ciò che lei riteneva (ed era) un suo diritto, vale a dire esprimersi liberamente con lo strumento (la parola, i suoi versi) che aveva fin da piccola coltivato nella clandestinità.

E', la sua, una vicenda che induce a riflettere, e che palesa l'impossibilità di imporre la democrazia con le armi. La democrazia, l'uguaglianza, il rispetto per gli altri, sono valori che non possono essere esportati, ma che invece devono partire dal basso, dal popolo.

Nadia è, è stata, uno degli attori di questo processo dal basso. Che il suo esempio sprigioni mille energie per il riscatto di un popolo nobile ed antico, per troppo tempo oppresso dall'arroganza e dall'oscurantismo.

Una arroganza che è intrinseca anche all'idea, tutta occidentale, che la democrazia possa essere esportata. Magari con quelle armi, che in Afganistan, come in Irak, hanno clamorosamente (e dolorosamente) fallito il loro obiettivo.

Spetta ora alle donne ed agli uomini di quei paesi di rendersi liberi, sconfiggendo l'oscurantismo di poteri medioevali. Solo così, Nadia, il tuo sacrificio non sarà stato vano. Per il momento, con i versi che seguono, vogliamo ricordarti come la donna libera che eri, e che sei stata
anche nella tua tragica morte.

                                                                          (g.r.)





CRISTINA CONTILLI (Camerino 1977) ha pubblicato alcune raccolte di poesia (Piccolo desiderio di felicità, Pavia, 2002; Nell’azzurro delle colline, Torino, 2005; Profumo di terra bagnata / Scent of wet earth, Torino, 2005), nonché il saggio Composizione, pubblicazione e diffusione de "Le mie prigioni". Un percorso attraverso l’epistolario di Silvio Pellico, Firenze, 2004. Ha altresì curato un’antologia sulla poesia d’amore al femminile contemporanea (Catania, 2005). Suoi versi compaiono in diverse antologie, tra le quali Cento poesie d’amore, Milano, 1996. Alcuni stralci del poemetto Dialogo della notte / Night Dialogue sono stati pubblicati sul numero VI/3 (luglio-settembre 2005) della rivista “Il Convivio”.

INES SCARPAROLO (Vicenza 1946) ha una produzione letteraria che spazia dalla poesia in lingua (Ascolta, Torino, 1997; Tra nubi erranti, Arezzo, 2001; Giochi di colore, Torino, 2002; Grappoli di stelle, Torino, 2005), alla poesia dialettale (S’ciantìse, Torino, 1997), alla poesia per l’infanzia (Quando fiorisce il pesco, Melegnano, 2000, Il respiro dei fiori, Vicenza, 2003), ed alla narrativa (Sogni nella valle, Patti, 2004). È presente nella Storia della Letteratura del XX Secolo, a cura di G. Nocentini, Arezzo, 1999, e nella Storia della Letteratura Italiana Contemporanea, a cura di N. Bonifazi, Arezzo, 2003.



per informazioni sul libro
cseqco@tin.it (Cristina Contilli)
nininscarpeta@libero.it (Ines Scarparolo)





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