A proposito di Ettore Luccini

da “materiali di storia”, n. 10/1998
a 20 anni dalla morte, a Treviso la sua collezione d’arte
di Franca Tessari

È già trascorso un ventennio dalla morte di Ettore Luccini (1 giugno 1978) e, nonostante i mutamenti epocali e delle nostre vite, il ricordo di questo “comunista socratico” non è svanito.
Ne hanno viva la memoria e ne conservano i doni di umanità e cultura anzitutto i famigliari, gli amici e i tanti ex-studenti liceali di Treviso e Padova che lo ebbero come docente di filosofia e storia.
Varie pubblicazioni, inoltre, hanno contribuito a rinsaldarne il ricordo, a ricostruirne la complessa personalità e a farlo conoscere ben oltre l’ambiente veneto. È significativo anche l’aver voluto titolare col suo nome il Centro Studi padovano che, con i ricchi archivi, le attività rivolte spesso al mondo della scuola e questa rivista, è una realtà ormai radicata nel territorio.
Niente avrebbe potuto “celebrare” questo anniversario meglio della mostra tenutasi presso il Museo civico “L. Bailo” di Treviso nel periodo 29 novembre ’97./.1 marzo ’98: ne ho la ferma convinzione perché la mostra, occasione unica per “ripercorrere” la vita di Luccini in una città che gli era molto cara, ha messo in particolare luce la sua sensibilità artistica, in lui legata strettamente all’impegno politico e pedagogico.
Si è giunti all’idea della mostra quando, circa tre anni fa, alla morte della vedova di Luccini, la pianista Vera Fadò, gli eredi ritennero giusto non andasse disperso il piccolo, ma selezionato patrimonio di opere d’arte costruito passo dopo passo dal loro congiunto e ne vollero fare donazione al Museo trevigiano: l’iniziativa, caldeggiata anche da me e da alcuni tra gli amici più stretti di Luccini (mi piace qui ricordare Edoardo e Mariuccia Gaffuri, Francesco Loperfido, Franco Busetto e Ivo Dalla Costa), andò felicemente in porto, con l’intermediazione del CSEL.
Perché si privilegiò la scelta di Treviso? Nato a Genova (21.VI.1910) da padre bellunese e madre veneziana, fu a Padova e a Treviso che Ettore Luccini lasciò le tracce della sua vita e del suo operare.
In gioventù, a Padova, fu assistente di Filosofia del diritto e, a fianco di Eugenio Curiel, svolse la nota attività di “erosione” della cultura di regime tra gli universitari fascisti, attraverso il giornale “Il Bo”…

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da “materiali di storia”, n. 8/1997
DUE INEDITI DI ETTORE LUCCINI su EUGENIO CURIEL
con una nota introduttiva di Francesco Loperfido

L’ultimo scritto di Luccini su Curiel, redatto fra il 30 e il 31 maggio 1978, è una lettera a Rinascita, in risposta ad un articolo di Giorgio Amendola apparso sul n. 17 del 28 aprile 1978. Il titolo, dato da Amendola al suo articolo, era “Un cedimento di Eugenio Curiel”.
Luccini muore il primo di giugno del 1978, perciò non avrebbe potuto veder pubblicata la sua lettera né prevedere che sarebbe andata perduta (o finita chissà dove). Chi scrive fu particolarmente insistente nel pretenderne la pubblicazione. Fabio Mussi non appena ricevette la fotocopia la fece comparire sul n. 4 del gennaio 1979. Il contenuto è noto: riguarda l’invito di Tullio Cianetti, ministro del Lavoro, a Curiel e a Luccini di recarsi a Roma. Al ritorno Curiel, turbato, confida a Luccini che Cianetti conosceva perfettamente vita e tentativi di penetrazione in Italia degli antifascisti residenti all’estero.
Lo stupore di Curiel e la preoccupazione di entrambi nascevano dalla domanda sulle ragioni e gli scopi di tanta confidenza: minaccia, volontà di comprometterli, o doppio gioco dello stesso ministro?
La testimonianza di Luccini, lo scritto di Grazia, sorella di Curiel (in: Nando Briamonte, “La vita e il pensiero di Eugenio Curiel”, Milano, Feltrinelli, 1979, pp. 155-166), la testimonianza di chi scrive letta il 12 luglio 1978 al Festival de l’Unità di Treviso, una lettera ad Amendola e la sua risposta (“rimango dello stesso parere”), ci inducono a replicare l’interrogativo: se Curiel ha ceduto, perché dopo le sue deposizioni non vi furono arresti di antifascisti a Milano, a Padova, a Firenze, a Trieste, a Roma? In attesa di prove o di revoche, ci sembra opportuno informare di aver trovato tra le carte di Luccini due manoscritti inediti su Curiel…

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