CREDITI


Queste pagine si basano sulla grafica sviluppata per il sito del Centro Studi Ettore Luccini di Padova, la cui generosità ha consentito di ospitarle. Se è permessa una notazione, per noi de "I Nuovi Samizdat" accedere al web rappresenta uno strumento di libera espressione che ben si addice alla filosofia dei nostri scritti.

Ma, essendo ospiti riconoscenti, conviene innanzitutto ricordare le referenze del sito che ci accoglie. Le quali sono:

Versione Beta - ideazione e realizzazione
Fabio Saccà e Giorgio Roverato © 2003
Grafica
sito web: Fabio Saccà © 2003
loghi: Bruno Emilio Menti © 1998-99

Adattamento grafico (e progettazione) delle pagine
de "I Nuovi Samizdat"

Giorgio Roverato © 2005


Le immagini che accompagnano la versione elettronica de "I Nuovi Samizdat" sono, per lo sfondo, la pagina di un tipico "Samizdat" d'età sovietica, rigorosamete battuto a macchina e riprodotto in non più di 10 copie (si tratta del testo di tale D.A. Prigov, intitolato 18-ya Azbuka, di epoca incerta, ma comunque successivo al periodo staliniano, probabilmente dei primi anni Sessanta del '900), mentre i loghi di intestazione delle pagine sono quelli con i quali siamo soliti firmare i nostri fascicoli, lavorati in copisteria in un numero comunque superiore a quello dei "Samizdat" originari, vale a dire approssimativamente in un centinaio di copie.

Può essere interessante ricordare come l'origine del termine Samizdat - invero sovversivo per l'idea stessa di sottrarsi ai controlli (ed alla censura) del potere ufficiale - sia incerta. Alcuni autori tendono ad attribuirla al poeta Nikolay Glazkov; questi, negli anni Quaranta del secolo scorso avrebbe iniziato ad autoriprodurre i propri lavori con spartane copertine che, imitando le pubblicazioni "ufficiali", riportavano - nella posizione usualmente riservata al nome dell'editore - la dizione samsebyaizdat, ovvero "pubblicato da me".

La più parte tuttavia di quanti hanno studiato i
Самиздат è portata a postdatare agli anni Cinquanta l'uso di questo termine, e la pratica stessa dell'autoproduzione, che da fenomeno inizialmente circoscritto acquisì, nel periodo brezneviano, inusitato peso e rilevanza sociale.

Per cui, nell'epoca di Internet e della celebrata economia della conoscenza, ci sia consentito l'augurio che (attraverso questo mezzo di comunicazione di massa) cento, mille Samizdat fioriscano. Non per nulla. Ma per quella piccola cosa che, riandando a Voltaire, si chiama "libertà di pensiero"...





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